Corsi di laurea triennali delle Professioni Sanitarie

Corsi di laurea triennali delle Professioni Sanitarie: per la prima volta la prova in modalità digitale

Il 16 settembre 2026, si è svolta presso i padiglioni della Nuova Fiera di Roma, la prova di ammissione ai corsi di laurea triennali delle Professioni Sanitarie per l’Anno Accademico 2026/2027. La sessione di quest’anno ha segnato il passaggio definitivo dal modello cartaceo alla modalità totalmente digitale attraverso l’utilizzo di tablet dedicati, prima volta per l’accesso medico-sanitario.
L’organizzazione logistica, tecnologica e la gestione sul campo dell’intero flusso dei candidati sono state curate dalla nostra azienda, in coordinamento con le autorità accademiche.

La gestione logistica e l’infrastruttura tecnologica

L’allestimento dei padiglioni della Nuova Fiera di Roma è stato strutturato per accogliere e gestire contemporaneamente più di 5.226 candidati, digitalizzando integralmente la somministrazione dei quesiti. I principali parametri tecnici e operativi gestiti hanno riguardato:

– Dotazione hardware: Sono stati distribuiti e installati più di 5.000 tablet dedicati, uno per ciascuna postazione d’esame.

– Infrastruttura di rete: La trasmissione dei dati è avvenuta tramite una rete locale protetta e isolata da internet, dimensionata per supportare il carico simultaneo delle connessioni senza latenze.

– Flussi di accesso: Sono stati organizzati e gestiti in maniera rapida e sicura, garantendo un accesso ordinato alle apposite aree di esame e una corretta gestione dei candidati e delle postazioni.

Il passaggio al digitale elimina le criticità storiche legate alla logistica concorsuale, quali la stampa cartacea di sicurezza, il trasporto dei plichi e i potenziali errori materiali di trascrizione delle risposte sulle schede ottiche da parte dei candidati.

L’introduzione della modalità digitale rappresenta un importante passo avanti nell’evoluzione delle procedure di selezione universitarie. L’esperienza realizzata alla Nuova Fiera di Roma dimostra come tecnologia, organizzazione e gestione logistica possano integrarsi per rendere le prove più efficienti, controllate e scalabili.

Un modello che apre nuove prospettive per la gestione digitale delle prove di accesso, ponendo le basi per una progressiva evoluzione delle modalità con cui le università organizzano e gestiscono le proprie selezioni.

DDL Merito 2026 diventa legge

DDL Merito 2026 diventa legge. Ecco cosa cambia nella Pubblica Amministrazione

Con l’approvazione definitiva del Senato, il DDL Merito è diventato legge, introducendo una serie di novità destinate a incidere sull’organizzazione e sulla gestione del personale nelle Pubbliche Amministrazioni.
L’obiettivo dichiarato della riforma è quello di valorizzare il merito, rendere più efficace il sistema di valutazione delle performance e favorire una Pubblica Amministrazione sempre più orientata ai risultati.

Un nuovo sistema di valutazione

Uno dei punti centrali della riforma riguarda il sistema di valutazione del personale.
L’intento è superare il fenomeno delle valutazioni uniformi, introducendo criteri maggiormente orientati alla misurazione dei risultati raggiunti, della qualità del lavoro svolto e del contributo offerto al raggiungimento degli obiettivi dell’amministrazione.
La valutazione diventa quindi uno strumento sempre più strategico per la gestione delle risorse umane.

Premi economici legati ai risultati

La legge rafforza il collegamento tra performance e incentivi economici.
Le amministrazioni saranno chiamate a valorizzare maggiormente chi consegue risultati significativi, con l’obiettivo di premiare l’impegno, le competenze e la capacità di contribuire al miglioramento dei servizi pubblici.

Carriera e accesso alla dirigenza

Tra le novità più rilevanti vi sono anche nuove disposizioni che riguardano lo sviluppo professionale e l’accesso agli incarichi dirigenziali.
La riforma punta a favorire percorsi di crescita maggiormente basati sulle competenze, sull’esperienza maturata e sulle capacità dimostrate nello svolgimento delle proprie funzioni.

Una PA più attrattiva

Uno degli obiettivi dichiarati dal legislatore è rendere la Pubblica Amministrazione un ambiente di lavoro più attrattivo, capace di valorizzare il capitale umano e di incentivare il miglioramento continuo delle performance.
L’idea alla base della riforma è che una maggiore attenzione al merito possa contribuire ad aumentare l’efficienza delle amministrazioni e la qualità dei servizi offerti ai cittadini.

Le principali novità introdotte dalla legge

Tra i cambiamenti più significativi previsti dalla Legge 2 luglio 2026, n. 119 figurano:

  • Valutazioni della performance più selettive (artt. 2, 3 e 5): le amministrazioni dovranno differenziare maggiormente le valutazioni del personale, superando l’appiattimento dei giudizi e valorizzando chi consegue i migliori risultati.
  • Premi economici collegati ai risultati (art. 3): il trattamento accessorio e i sistemi incentivanti vengono rafforzati, con un collegamento più stretto tra valutazione della performance e riconoscimenti economici.
  • Nuove modalità di accesso alla dirigenza (artt. 7 e 12): oltre al concorso pubblico, la legge introduce percorsi di sviluppo professionale per il personale interno in possesso dei requisiti previsti, con l’obiettivo di valorizzare le competenze maturate all’interno delle amministrazioni.
  • Commissione indipendente per la dirigenza (artt. 11 e 13): viene istituito un organismo con funzioni di supporto nella selezione e nella valutazione dei dirigenti, per rendere il sistema più trasparente e orientato al merito.
  • Valorizzazione delle competenze e della formazione (art. 1): la formazione continua assume un ruolo centrale nello sviluppo professionale del personale e nella valutazione delle competenze.

Cosa succede adesso dopo l’approvazione in Senato?

L’approvazione della legge rappresenta un passaggio importante, ma molti aspetti della riforma dovranno trovare concreta applicazione attraverso i successivi provvedimenti attuativi e l’organizzazione delle singole amministrazioni.
Sarà quindi l’attuazione pratica delle nuove disposizioni a determinare l’effettivo impatto della riforma sul lavoro pubblico.

Il DDL Merito segna un cambiamento significativo nella gestione del personale della Pubblica Amministrazione, introducendo un sistema che punta a premiare maggiormente risultati, competenze e performance.
Nei prossimi mesi sarà possibile valutare come le amministrazioni applicheranno concretamente le nuove regole e quali effetti produrranno sull’organizzazione del lavoro e sulla qualità dei servizi pubblici.

LEGGI QUI IL TESTO DELLA LEGGE

La sfida della PA: attrarre la Generazione Z

La sfida della PA: attrarre la Generazione Z

La Pubblica Amministrazione è in una fase di trasformazione che non ha precedenti. Non è solo una questione di innovazione tecnologica o di digitalizzazione dei servizi: il vero cambiamento riguarda le persone. Nei prossimi anni, infatti, il sistema pubblico dovrà affrontare un ricambio generazionale di dimensioni straordinarie, con circa un milione di dipendenti che lasceranno il lavoro entro sei anni.

È su questo scenario che si inseriscono le dichiarazioni del Ministro per la Pubblica Amministrazione Paolo Zangrillo, che ha sintetizzato con chiarezza il momento che stiamo attraversando: “il momento della Generazione Z”. Una frase che non rappresenta soltanto un’indicazione anagrafica, ma un cambio di paradigma. La Pubblica Amministrazione non deve più limitarsi a sostituire chi esce, ma deve cogliere questa occasione per ridefinire il proprio equilibrio interno, introducendo nuove competenze e nuovi modi di lavorare.

 

Dalla selezione all’attrazione

Per molto tempo, il reclutamento pubblico è stato considerato un processo tecnico, regolato da norme e procedure consolidate. Oggi, però, questo approccio non è più sufficiente. Il punto non è soltanto assumere, ma riuscire ad attrarre. E attrarre significa competere. Non più solo tra amministrazioni, ma con l’intero mercato del lavoro, in cui i giovani talenti hanno a disposizione molte più opportunità rispetto al passato.

È proprio in questo contesto che, anche nel settore privato, stanno emergendo modelli sempre più orientati alla selezione e allo sviluppo attivo del talento, come dimostrano iniziative come l’academy Next Pulse, che integrano assessment, formazione ed esperienza sul campo.

La Generazione Z, in particolare, porta con sé aspettative diverse. La stabilità, che per decenni è stata il principale fattore di attrattività del lavoro pubblico, non è più sufficiente. I giovani cercano contesti dinamici, possibilità di crescita, ambienti in cui il merito sia riconosciuto e in cui le competenze possano essere realmente valorizzate.

Ma soprattutto, cercano un equilibrio tra lavoro e qualità della vita. Non si tratta di un elemento accessorio: per molti giovani è un criterio di scelta determinante. Le ricerche mostrano come la Gen Z attribuisca grande valore alla flessibilità, al benessere e alla sostenibilità dei ritmi lavorativi, arrivando in molti casi a rifiutare opportunità professionali che non rispettino questo equilibrio.

In questo senso, la PA si trova a dover ripensare non solo ciò che offre, ma anche come si presenta: non più solo stabilità, ma qualità dell’esperienza lavorativa nel suo complesso.

 

Un interesse che esiste, ma va intercettato

Nonostante le criticità, i segnali di interesse non mancano. Negli ultimi anni, la partecipazione ai concorsi pubblici è cresciuta in modo significativo e una quota rilevante di giovani continua a guardare alla PA come a un’opportunità professionale concreta.

Questo dimostra che il problema non è l’assenza di domanda, ma la capacità di intercettarla e di trasformarla in partecipazione reale e qualificata. La sfida non è quindi generare interesse, ma costruire le condizioni perché questo interesse si traduca in scelta.

E oggi, sempre più spesso, questa scelta passa anche dalla percezione della qualità della vita associata al lavoro: flessibilità, organizzazione del tempo e attenzione al benessere non sono più benefit, ma fattori competitivi.

 

Il ruolo del processo di selezione

C’è però un elemento spesso sottovalutato: il processo. Per le nuove generazioni, il modo in cui si accede a un’organizzazione è parte integrante dell’esperienza. Tempi lunghi, passaggi complessi o scarsa chiarezza possono diventare fattori disincentivanti, soprattutto in un contesto in cui il mercato del lavoro si muove con velocità sempre maggiore.

Un processo che dura mesi rischia di perdere i candidati migliori ancora prima di arrivare alla selezione finale. In un mercato in cui i giovani valutano più opzioni contemporaneamente e con attenzione crescente, anche l’esperienza di candidatura deve essere coerente con le loro aspettative: trasparente, rapida e rispettosa del tempo.

In questo senso, il reclutamento pubblico non può più essere visto come una fase isolata, ma come una leva strategica. È attraverso il processo di selezione che la Pubblica Amministrazione comunica il proprio livello di efficienza, la propria capacità organizzativa e, in ultima analisi, la propria attrattività.

 

Verso una PA più competitiva

Le riforme in corso e le indicazioni che emergono a livello istituzionale vanno proprio nella direzione di colmare questo divario. L’obiettivo è rendere la PA più moderna, più efficiente e più capace di valorizzare le competenze, anche attraverso un diverso mix tra esperienza e nuove professionalità.

Ma la sfida non è soltanto normativa. È culturale e operativa. Attrarre la Generazione Z significa ripensare il ruolo stesso del reclutamento pubblico, trasformandolo da semplice adempimento amministrativo a strumento per costruire il futuro delle istituzioni.

Significa anche riconoscere che il lavoro non è più l’unico centro della vita professionale: per molti giovani è una componente importante, ma deve essere compatibile con altri spazi di realizzazione personale. Ignorare questo cambiamento significa perdere competitività rispetto ad altri datori di lavoro.

In un contesto caratterizzato da un turnover massivo e da trasformazioni tecnologiche sempre più rapide, la capacità di selezionare e inserire nuovi talenti diventa un fattore determinante per la continuità e l’efficacia dell’azione pubblica.

La domanda, allora, non è se la Pubblica Amministrazione riuscirà ad assumere.

La vera sfida è diventare un’organizzazione capace di attrarre i giovani e trattenerli nel tempo, offrendo non solo opportunità professionali, ma anche un equilibrio sostenibile tra lavoro e vita, che renda la PA un luogo in cui vale la pena entrare, e restare.

1 milione di dipendenti pubblici lasceranno il lavoro

Un milione di dipendenti pubblici lascerà il lavoro nei prossimi sei anni

La Pubblica Amministrazione italiana si prepara a una delle più grandi trasformazioni della sua storia recente.

Secondo quanto dichiarato dal Ministro per la Pubblica Amministrazione Paolo Zangrillo, nei prossimi sei anni circa un milione di dipendenti pubblici lascerà il lavoro, aprendo una fase di ricambio generazionale senza precedenti.

Non si tratta di una dinamica ordinaria.
Si tratta di un cambiamento strutturale che impatterà direttamente il modo in cui la PA recluta, organizza e gestisce le proprie risorse.

 

Un turnover di scala sistemica

Il dato del milione di uscite non è isolato, ma si inserisce in un trend già evidente negli ultimi anni.

Negli ultimi tre anni, la Pubblica Amministrazione ha già avviato un importante processo di rinnovamento, con oltre 600.000 nuovi ingressi, di cui più del 60% under 40.

Questo conferma due elementi chiave:

  • il ricambio generazionale è già in atto
  • la PA sta progressivamente aumentando la propria attrattività verso i giovani

Tuttavia, il dato prospettico cambia completamente la dimensione del fenomeno.

Sostituire un milione di persone significa gestire un turnover che coinvolge una quota significativa dell’intero personale pubblico.

 

Una sfida di attrattività

Uno dei temi più rilevanti riguarda la capacità della PA di attrarre i nuovi profili.

Come evidenziato dal Ministro, l’inserimento di un numero così elevato di nuove risorse richiede:

  • una comunicazione più efficace
  • processi più chiari
  • un posizionamento competitivo rispetto al mercato del lavoro

In altre parole, il reclutamento pubblico entra in una logica nuova:

  • non basta più selezionare
  • bisogna attrarre

Il fattore tempo: la variabile critica

C’è però un elemento che spesso resta in secondo piano.

La scala del turnover introduce un vincolo operativo molto forte: il tempo.

Sostituire un numero così elevato di risorse significa attivare e gestire:

  • migliaia di procedure concorsuali
  • volumi elevati di candidati
  • processi distribuiti su più amministrazioni

In questo scenario, i tempi di selezione diventano una variabile critica.

Processi lunghi o frammentati rischiano di:

  • rallentare il ricambio
  • lasciare scoperti ruoli strategici
  • ridurre la qualità delle selezioni

 

Dal reclutamento alla capacità di sistema

Il dato del milione di uscite porta a una riflessione più ampia.

Il tema non è più solo il reclutamento.
È la capacità del sistema di sostenerlo.

Quando il turnover diventa strutturale e di larga scala, emergono esigenze nuove:

  • maggiore standardizzazione dei processi
  • capacità di gestione simultanea delle procedure
  • garanzia di trasparenza e tracciabilità
  • riduzione dei tempi operativi

Il reclutamento pubblico diventa così una funzione strategica per la continuità operativa della Pubblica Amministrazione.

 

Una trasformazione già iniziata

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ha già introdotto un elemento fondamentale:

– il senso di urgenza

Come sottolineato dallo stesso Ministro, la PA ha iniziato a lavorare con obiettivi e tempi più definiti.

Questo rappresenta un cambio culturale importante.

Ma la sfida dei prossimi anni sarà consolidare questo approccio in modo strutturale.

Il dato del milione di dipendenti pubblici in uscita non è solo una previsione.

È un indicatore chiaro di trasformazione.

La Pubblica Amministrazione italiana si trova davanti a una sfida senza precedenti:

  • sostituire una quota significativa della propria forza lavoro
  • attrarre nuove competenze
  • coinvolgere la generazione Z
  • gestire processi complessi su larga scala

In questo contesto, il reclutamento pubblico non è più un’attività amministrativa, ma diventa un elemento centrale per il funzionamento stesso delle istituzioni.

Recrytera su Repubblica: il modello italiano per il reclutamento pubblico digitale

Negli ultimi anni, il reclutamento pubblico in Italia ha vissuto una trasformazione significativa, passando da modelli complessi e frammentati a processi sempre più strutturati, digitali e affidabili.

Questo percorso è stato recentemente raccontato anche dalla Repubblica, che ha dedicato l’approfondimento Focus Innovazione al ruolo di Recrytera nello sviluppo di un nuovo standard per la gestione delle procedure concorsuali.

Un’infrastruttura nazionale per il reclutamento pubblico 

L’articolo mette in evidenza come, in cinque anni di operatività, sia stato costruito un modello in grado di gestire procedure su larga scala, garantendo al tempo stesso elevati livelli di sicurezza e trasparenza.

Alcuni dati sintetizzano questa evoluzione:

  • oltre 5 milioni di candidati gestiti in presenza
  • una rete di più di 250 test center
  • tempi medi delle procedure ridotti a circa 5 mesi
  • zero ricorsi legali nei procedimenti gestiti

Si tratta di risultati che, in un ambito storicamente esposto a contenziosi, rappresentano un cambio di paradigma.

Dal digitale alla standardizzazione dei processi

Uno degli elementi centrali evidenziati è il passaggio dalla sperimentazione alla standardizzazione.

La digitalizzazione delle prove non è più un’innovazione isolata, ma parte di un modello strutturato che consente di:

  • garantire tracciabilità completa delle procedure
  • gestire volumi elevati in modo controllato
  • ridurre i tempi operativi
  • rafforzare la fiducia tra amministrazioni e candidati

Questo ha portato alla definizione di un vero e proprio standard operativo nazionale.

Sicurezza e affidabilità come elementi chiave

L’articolo evidenzia con particolare attenzione il ruolo della tecnologia nel garantire la solidità e l’affidabilità dei processi di selezione. In un ambito in cui la trasparenza e l’integrità delle procedure sono elementi imprescindibili, l’adozione di soluzioni avanzate rappresenta un passaggio fondamentale. L’utilizzo della blockchain, insieme a un’architettura che consente lo svolgimento delle prove in modalità offline, permette di rendere i risultati non modificabili e pienamente verificabili. A questo si aggiungono standard elevati in ambito di sicurezza informatica, che contribuiscono a rafforzare ulteriormente la fiducia delle amministrazioni e dei candidati. La tecnologia, in questo contesto, non è semplicemente un supporto operativo, ma diventa uno strumento essenziale per garantire equità, controllo e affidabilità dell’intero processo.

Oltre il concorso: verso nuovi modelli di selezione

Un altro tema centrale riguarda l’evoluzione più ampia del concetto stesso di reclutamento pubblico. Il concorso, tradizionalmente basato su prove nozionistiche, sta progressivamente assumendo un ruolo diverso, trasformandosi in uno strumento strategico per l’acquisizione dei talenti. Questo cambiamento implica un ripensamento delle modalità di valutazione, con una crescente attenzione alle competenze trasversali e alle capacità effettive dei candidati. In questo scenario si inserisce l’introduzione di strumenti di assessment più avanzati, capaci di affiancare le prove tradizionali e di offrire una valutazione più completa e aderente alle esigenze delle amministrazioni. Il risultato è un modello di selezione più evoluto, in cui l’obiettivo non è solo verificare conoscenze, ma individuare profili in grado di contribuire concretamente all’innovazione e all’efficacia dell’azione pubblica.

Un modello che guarda all’Europa

L’approfondimento evidenzia anche una prospettiva rilevante: la possibilità di estendere questo modello oltre il contesto italiano.

In un panorama europeo ancora caratterizzato da approcci eterogenei, l’esperienza italiana dimostra che è possibile costruire sistemi di selezione:

  • scalabili
  • sicuri
  • trasparenti
  • replicabili

Un patrimonio di competenze che può contribuire ad accelerare la modernizzazione dei processi di reclutamento anche in altri Paesi.

Leggi l’articolo completo di Repubblica

Questo contenuto rappresenta una sintesi dell’approfondimento pubblicato su la Repubblica.

Per dettagli, leggi l’articolo di Repubblica

Recrytera al Salon des Maires di Parigi: tre giorni di innovazione e confronto con la PA francese

Si è conclusa la nostra partecipazione al Salon des Maires et des Collectivités Locales di Parigi, uno degli eventi più importanti dedicati alle amministrazioni locali in Europa. Tre giornate intense, dal 18 al 20 novembre 2025, che ci hanno permesso di portare la nostra esperienza e la nostra visione di digitalizzazione della Pubblica Amministrazione oltre confine.

Un’opportunità per condividere la nostra best practice

Essere presenti al Salon des Maires è stato per noi molto più di una semplice partecipazione a una fiera. È stata l’occasione per far conoscere la best practice di Recrytera e dimostrare come la nostra soluzione possa supportare concretamente la modernizzazione delle istituzioni pubbliche, non solo in Italia ma anche a livello europeo.

Sin dal primo giorno, abbiamo avuto il piacere di far scoprire la nostra piattaforma a diversi esponenti delle Pubbliche Amministrazioni e dei Ministeri francesi. Mostrare da vicino come funziona ci ha permesso di mettere in evidenza ciò che la rende davvero unica: una tecnologia trainante, pensata per rendere più efficienti i processi, migliorare i servizi ai cittadini e costruire una PA moderna, agile e orientata al futuro.

Incontri, confronti e nuove prospettive

Durante i tre giorni di evento, abbiamo avuto il privilegio di incontrare esponenti di rilievo della PA francese. Ogni conversazione è stata un’opportunità preziosa per ascoltare le loro esigenze, confrontarci sulle sfide attuali della digitalizzazione e comprendere quanto questo tema sia centrale anche in Francia.

Il confronto è stato ricco e stimolante. Abbiamo potuto constatare direttamente come la trasformazione digitale sia una priorità condivisa da entrambi i Paesi, con sfide simili e la stessa volontà di costruire istituzioni più efficienti e vicine ai cittadini.

La nostra soluzione ha suscitato grande interesse proprio per la sua capacità di accompagnare le PA in un percorso di trasformazione concreto e misurabile, supportando la digitalizzazione dei Paesi attraverso strumenti innovativi e processi ottimizzati.

Un bilancio più che positivo

Rientriamo da Parigi con nuove prospettive, relazioni preziose e la consapevolezza rinnovata del valore del nostro lavoro. Questa esperienza ha confermato il potenziale del nostro modello di innovazione e l’importanza di continuare a investire in soluzioni che possano fare davvero la differenza nella vita quotidiana delle amministrazioni e dei cittadini.

Un grazie sincero va a tutti coloro che sono passati a trovarci al nostro stand (Padiglione 4 – Stand B68), a chi ha condiviso con noi idee, domande e visioni. Questi scambi sono linfa vitale per continuare a crescere e migliorare.

Il Salon des Maires ci ha dimostrato ancora una volta che la modernizzazione della Pubblica Amministrazione non è solo una necessità tecnologica, ma una sfida culturale e organizzativa che richiede visione, competenza e gli strumenti giusti.

E noi siamo pronti a fare la nostra parte, in Italia come in Europa.

Vuoi scoprire come Recrytera può supportare la digitalizzazione della tua amministrazione? Contattaci per saperne di più.