La sfida della PA: attrarre la Generazione Z

La sfida della PA: attrarre la Generazione Z

La Pubblica Amministrazione è in una fase di trasformazione che non ha precedenti. Non è solo una questione di innovazione tecnologica o di digitalizzazione dei servizi: il vero cambiamento riguarda le persone. Nei prossimi anni, infatti, il sistema pubblico dovrà affrontare un ricambio generazionale di dimensioni straordinarie, con circa un milione di dipendenti che lasceranno il lavoro entro sei anni.

È su questo scenario che si inseriscono le dichiarazioni del Ministro per la Pubblica Amministrazione Paolo Zangrillo, che ha sintetizzato con chiarezza il momento che stiamo attraversando: “il momento della Generazione Z”. Una frase che non rappresenta soltanto un’indicazione anagrafica, ma un cambio di paradigma. La Pubblica Amministrazione non deve più limitarsi a sostituire chi esce, ma deve cogliere questa occasione per ridefinire il proprio equilibrio interno, introducendo nuove competenze e nuovi modi di lavorare.

 

Dalla selezione all’attrazione

Per molto tempo, il reclutamento pubblico è stato considerato un processo tecnico, regolato da norme e procedure consolidate. Oggi, però, questo approccio non è più sufficiente. Il punto non è soltanto assumere, ma riuscire ad attrarre. E attrarre significa competere. Non più solo tra amministrazioni, ma con l’intero mercato del lavoro, in cui i giovani talenti hanno a disposizione molte più opportunità rispetto al passato.

È proprio in questo contesto che, anche nel settore privato, stanno emergendo modelli sempre più orientati alla selezione e allo sviluppo attivo del talento, come dimostrano iniziative come l’academy Next Pulse, che integrano assessment, formazione ed esperienza sul campo.

La Generazione Z, in particolare, porta con sé aspettative diverse. La stabilità, che per decenni è stata il principale fattore di attrattività del lavoro pubblico, non è più sufficiente. I giovani cercano contesti dinamici, possibilità di crescita, ambienti in cui il merito sia riconosciuto e in cui le competenze possano essere realmente valorizzate.

Ma soprattutto, cercano un equilibrio tra lavoro e qualità della vita. Non si tratta di un elemento accessorio: per molti giovani è un criterio di scelta determinante. Le ricerche mostrano come la Gen Z attribuisca grande valore alla flessibilità, al benessere e alla sostenibilità dei ritmi lavorativi, arrivando in molti casi a rifiutare opportunità professionali che non rispettino questo equilibrio.

In questo senso, la PA si trova a dover ripensare non solo ciò che offre, ma anche come si presenta: non più solo stabilità, ma qualità dell’esperienza lavorativa nel suo complesso.

 

Un interesse che esiste, ma va intercettato

Nonostante le criticità, i segnali di interesse non mancano. Negli ultimi anni, la partecipazione ai concorsi pubblici è cresciuta in modo significativo e una quota rilevante di giovani continua a guardare alla PA come a un’opportunità professionale concreta.

Questo dimostra che il problema non è l’assenza di domanda, ma la capacità di intercettarla e di trasformarla in partecipazione reale e qualificata. La sfida non è quindi generare interesse, ma costruire le condizioni perché questo interesse si traduca in scelta.

E oggi, sempre più spesso, questa scelta passa anche dalla percezione della qualità della vita associata al lavoro: flessibilità, organizzazione del tempo e attenzione al benessere non sono più benefit, ma fattori competitivi.

 

Il ruolo del processo di selezione

C’è però un elemento spesso sottovalutato: il processo. Per le nuove generazioni, il modo in cui si accede a un’organizzazione è parte integrante dell’esperienza. Tempi lunghi, passaggi complessi o scarsa chiarezza possono diventare fattori disincentivanti, soprattutto in un contesto in cui il mercato del lavoro si muove con velocità sempre maggiore.

Un processo che dura mesi rischia di perdere i candidati migliori ancora prima di arrivare alla selezione finale. In un mercato in cui i giovani valutano più opzioni contemporaneamente e con attenzione crescente, anche l’esperienza di candidatura deve essere coerente con le loro aspettative: trasparente, rapida e rispettosa del tempo.

In questo senso, il reclutamento pubblico non può più essere visto come una fase isolata, ma come una leva strategica. È attraverso il processo di selezione che la Pubblica Amministrazione comunica il proprio livello di efficienza, la propria capacità organizzativa e, in ultima analisi, la propria attrattività.

 

Verso una PA più competitiva

Le riforme in corso e le indicazioni che emergono a livello istituzionale vanno proprio nella direzione di colmare questo divario. L’obiettivo è rendere la PA più moderna, più efficiente e più capace di valorizzare le competenze, anche attraverso un diverso mix tra esperienza e nuove professionalità.

Ma la sfida non è soltanto normativa. È culturale e operativa. Attrarre la Generazione Z significa ripensare il ruolo stesso del reclutamento pubblico, trasformandolo da semplice adempimento amministrativo a strumento per costruire il futuro delle istituzioni.

Significa anche riconoscere che il lavoro non è più l’unico centro della vita professionale: per molti giovani è una componente importante, ma deve essere compatibile con altri spazi di realizzazione personale. Ignorare questo cambiamento significa perdere competitività rispetto ad altri datori di lavoro.

In un contesto caratterizzato da un turnover massivo e da trasformazioni tecnologiche sempre più rapide, la capacità di selezionare e inserire nuovi talenti diventa un fattore determinante per la continuità e l’efficacia dell’azione pubblica.

La domanda, allora, non è se la Pubblica Amministrazione riuscirà ad assumere.

La vera sfida è diventare un’organizzazione capace di attrarre i giovani e trattenerli nel tempo, offrendo non solo opportunità professionali, ma anche un equilibrio sostenibile tra lavoro e vita, che renda la PA un luogo in cui vale la pena entrare, e restare.

1 milione di dipendenti pubblici lasceranno il lavoro

Un milione di dipendenti pubblici lascerà il lavoro nei prossimi sei anni

La Pubblica Amministrazione italiana si prepara a una delle più grandi trasformazioni della sua storia recente.

Secondo quanto dichiarato dal Ministro per la Pubblica Amministrazione Paolo Zangrillo, nei prossimi sei anni circa un milione di dipendenti pubblici lascerà il lavoro, aprendo una fase di ricambio generazionale senza precedenti.

Non si tratta di una dinamica ordinaria.
Si tratta di un cambiamento strutturale che impatterà direttamente il modo in cui la PA recluta, organizza e gestisce le proprie risorse.

 

Un turnover di scala sistemica

Il dato del milione di uscite non è isolato, ma si inserisce in un trend già evidente negli ultimi anni.

Negli ultimi tre anni, la Pubblica Amministrazione ha già avviato un importante processo di rinnovamento, con oltre 600.000 nuovi ingressi, di cui più del 60% under 40.

Questo conferma due elementi chiave:

  • il ricambio generazionale è già in atto
  • la PA sta progressivamente aumentando la propria attrattività verso i giovani

Tuttavia, il dato prospettico cambia completamente la dimensione del fenomeno.

Sostituire un milione di persone significa gestire un turnover che coinvolge una quota significativa dell’intero personale pubblico.

 

Una sfida di attrattività

Uno dei temi più rilevanti riguarda la capacità della PA di attrarre i nuovi profili.

Come evidenziato dal Ministro, l’inserimento di un numero così elevato di nuove risorse richiede:

  • una comunicazione più efficace
  • processi più chiari
  • un posizionamento competitivo rispetto al mercato del lavoro

In altre parole, il reclutamento pubblico entra in una logica nuova:

  • non basta più selezionare
  • bisogna attrarre

Il fattore tempo: la variabile critica

C’è però un elemento che spesso resta in secondo piano.

La scala del turnover introduce un vincolo operativo molto forte: il tempo.

Sostituire un numero così elevato di risorse significa attivare e gestire:

  • migliaia di procedure concorsuali
  • volumi elevati di candidati
  • processi distribuiti su più amministrazioni

In questo scenario, i tempi di selezione diventano una variabile critica.

Processi lunghi o frammentati rischiano di:

  • rallentare il ricambio
  • lasciare scoperti ruoli strategici
  • ridurre la qualità delle selezioni

 

Dal reclutamento alla capacità di sistema

Il dato del milione di uscite porta a una riflessione più ampia.

Il tema non è più solo il reclutamento.
È la capacità del sistema di sostenerlo.

Quando il turnover diventa strutturale e di larga scala, emergono esigenze nuove:

  • maggiore standardizzazione dei processi
  • capacità di gestione simultanea delle procedure
  • garanzia di trasparenza e tracciabilità
  • riduzione dei tempi operativi

Il reclutamento pubblico diventa così una funzione strategica per la continuità operativa della Pubblica Amministrazione.

 

Una trasformazione già iniziata

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ha già introdotto un elemento fondamentale:

il senso di urgenza

Come sottolineato dallo stesso Ministro, la PA ha iniziato a lavorare con obiettivi e tempi più definiti.

Questo rappresenta un cambio culturale importante.

Ma la sfida dei prossimi anni sarà consolidare questo approccio in modo strutturale.

Il dato del milione di dipendenti pubblici in uscita non è solo una previsione.

È un indicatore chiaro di trasformazione.

La Pubblica Amministrazione italiana si trova davanti a una sfida senza precedenti:

  • sostituire una quota significativa della propria forza lavoro
  • attrarre nuove competenze
  • coinvolgere la generazione Z
  • gestire processi complessi su larga scala

In questo contesto, il reclutamento pubblico non è più un’attività amministrativa, ma diventa un elemento centrale per il funzionamento stesso delle istituzioni.

Recrytera su Repubblica: il modello italiano per il reclutamento pubblico digitale

Negli ultimi anni, il reclutamento pubblico in Italia ha vissuto una trasformazione significativa, passando da modelli complessi e frammentati a processi sempre più strutturati, digitali e affidabili.

Questo percorso è stato recentemente raccontato anche dalla Repubblica, che ha dedicato l’approfondimento Focus Innovazione al ruolo di Recrytera nello sviluppo di un nuovo standard per la gestione delle procedure concorsuali.

Un’infrastruttura nazionale per il reclutamento pubblico 

L’articolo mette in evidenza come, in cinque anni di operatività, sia stato costruito un modello in grado di gestire procedure su larga scala, garantendo al tempo stesso elevati livelli di sicurezza e trasparenza.

Alcuni dati sintetizzano questa evoluzione:

  • oltre 5 milioni di candidati gestiti in presenza
  • una rete di più di 250 test center
  • tempi medi delle procedure ridotti a circa 5 mesi
  • zero ricorsi legali nei procedimenti gestiti

Si tratta di risultati che, in un ambito storicamente esposto a contenziosi, rappresentano un cambio di paradigma.

Dal digitale alla standardizzazione dei processi

Uno degli elementi centrali evidenziati è il passaggio dalla sperimentazione alla standardizzazione.

La digitalizzazione delle prove non è più un’innovazione isolata, ma parte di un modello strutturato che consente di:

  • garantire tracciabilità completa delle procedure
  • gestire volumi elevati in modo controllato
  • ridurre i tempi operativi
  • rafforzare la fiducia tra amministrazioni e candidati

Questo ha portato alla definizione di un vero e proprio standard operativo nazionale.

Sicurezza e affidabilità come elementi chiave

L’articolo evidenzia con particolare attenzione il ruolo della tecnologia nel garantire la solidità e l’affidabilità dei processi di selezione. In un ambito in cui la trasparenza e l’integrità delle procedure sono elementi imprescindibili, l’adozione di soluzioni avanzate rappresenta un passaggio fondamentale. L’utilizzo della blockchain, insieme a un’architettura che consente lo svolgimento delle prove in modalità offline, permette di rendere i risultati non modificabili e pienamente verificabili. A questo si aggiungono standard elevati in ambito di sicurezza informatica, che contribuiscono a rafforzare ulteriormente la fiducia delle amministrazioni e dei candidati. La tecnologia, in questo contesto, non è semplicemente un supporto operativo, ma diventa uno strumento essenziale per garantire equità, controllo e affidabilità dell’intero processo.

Oltre il concorso: verso nuovi modelli di selezione

Un altro tema centrale riguarda l’evoluzione più ampia del concetto stesso di reclutamento pubblico. Il concorso, tradizionalmente basato su prove nozionistiche, sta progressivamente assumendo un ruolo diverso, trasformandosi in uno strumento strategico per l’acquisizione dei talenti. Questo cambiamento implica un ripensamento delle modalità di valutazione, con una crescente attenzione alle competenze trasversali e alle capacità effettive dei candidati. In questo scenario si inserisce l’introduzione di strumenti di assessment più avanzati, capaci di affiancare le prove tradizionali e di offrire una valutazione più completa e aderente alle esigenze delle amministrazioni. Il risultato è un modello di selezione più evoluto, in cui l’obiettivo non è solo verificare conoscenze, ma individuare profili in grado di contribuire concretamente all’innovazione e all’efficacia dell’azione pubblica.

Un modello che guarda all’Europa

L’approfondimento evidenzia anche una prospettiva rilevante: la possibilità di estendere questo modello oltre il contesto italiano.

In un panorama europeo ancora caratterizzato da approcci eterogenei, l’esperienza italiana dimostra che è possibile costruire sistemi di selezione:

  • scalabili
  • sicuri
  • trasparenti
  • replicabili

Un patrimonio di competenze che può contribuire ad accelerare la modernizzazione dei processi di reclutamento anche in altri Paesi.

Leggi l’articolo completo di Repubblica

Questo contenuto rappresenta una sintesi dell’approfondimento pubblicato su la Repubblica.

Per dettagli, leggi l’articolo di Repubblica

Recrytera al Salon des Maires di Parigi: tre giorni di innovazione e confronto con la PA francese

Si è conclusa la nostra partecipazione al Salon des Maires et des Collectivités Locales di Parigi, uno degli eventi più importanti dedicati alle amministrazioni locali in Europa. Tre giornate intense, dal 18 al 20 novembre 2025, che ci hanno permesso di portare la nostra esperienza e la nostra visione di digitalizzazione della Pubblica Amministrazione oltre confine.

Un’opportunità per condividere la nostra best practice

Essere presenti al Salon des Maires è stato per noi molto più di una semplice partecipazione a una fiera. È stata l’occasione per far conoscere la best practice di Recrytera e dimostrare come la nostra soluzione possa supportare concretamente la modernizzazione delle istituzioni pubbliche, non solo in Italia ma anche a livello europeo.

Sin dal primo giorno, abbiamo avuto il piacere di far scoprire la nostra piattaforma a diversi esponenti delle Pubbliche Amministrazioni e dei Ministeri francesi. Mostrare da vicino come funziona ci ha permesso di mettere in evidenza ciò che la rende davvero unica: una tecnologia trainante, pensata per rendere più efficienti i processi, migliorare i servizi ai cittadini e costruire una PA moderna, agile e orientata al futuro.

Incontri, confronti e nuove prospettive

Durante i tre giorni di evento, abbiamo avuto il privilegio di incontrare esponenti di rilievo della PA francese. Ogni conversazione è stata un’opportunità preziosa per ascoltare le loro esigenze, confrontarci sulle sfide attuali della digitalizzazione e comprendere quanto questo tema sia centrale anche in Francia.

Il confronto è stato ricco e stimolante. Abbiamo potuto constatare direttamente come la trasformazione digitale sia una priorità condivisa da entrambi i Paesi, con sfide simili e la stessa volontà di costruire istituzioni più efficienti e vicine ai cittadini.

La nostra soluzione ha suscitato grande interesse proprio per la sua capacità di accompagnare le PA in un percorso di trasformazione concreto e misurabile, supportando la digitalizzazione dei Paesi attraverso strumenti innovativi e processi ottimizzati.

Un bilancio più che positivo

Rientriamo da Parigi con nuove prospettive, relazioni preziose e la consapevolezza rinnovata del valore del nostro lavoro. Questa esperienza ha confermato il potenziale del nostro modello di innovazione e l’importanza di continuare a investire in soluzioni che possano fare davvero la differenza nella vita quotidiana delle amministrazioni e dei cittadini.

Un grazie sincero va a tutti coloro che sono passati a trovarci al nostro stand (Padiglione 4 – Stand B68), a chi ha condiviso con noi idee, domande e visioni. Questi scambi sono linfa vitale per continuare a crescere e migliorare.

Il Salon des Maires ci ha dimostrato ancora una volta che la modernizzazione della Pubblica Amministrazione non è solo una necessità tecnologica, ma una sfida culturale e organizzativa che richiede visione, competenza e gli strumenti giusti.

E noi siamo pronti a fare la nostra parte, in Italia come in Europa.

Vuoi scoprire come Recrytera può supportare la digitalizzazione della tua amministrazione? Contattaci per saperne di più.

Soft skills nella pubblica amministrazione e i concorsi pubblici

Soft skills nella Pubblica Amministrazione: cosa richiedono oggi i concorsi pubblici

Per molto tempo entrare nella Pubblica Amministrazione ha significato “trovare un posto fisso”, magari per tutta la vita. Oggi, però, questo approccio è superato.

La PA non cerca più persone che occupino una scrivania, ma risorse in grado di contribuire attivamente al funzionamento e al miglioramento dei servizi pubblici.

In questo nuovo scenario, le soft skills nella Pubblica Amministrazione stanno diventando un elemento fondamentale nella selezione del personale, anche nei concorsi rivolti a diplomati e laureati.

La PA ha bisogno di risorse, non solo di dipendenti

Gli enti pubblici si trovano oggi ad affrontare sfide complesse: innovazione digitale, semplificazione dei processi, aumento delle richieste da parte dei cittadini.

Per rispondere in modo efficace, non basta una preparazione tecnica solida: servono persone capaci di comunicare, lavorare in gruppo, adattarsi ai cambiamenti e prendere decisioni consapevoli.

In altre parole, la PA ha bisogno di risorse competenti, motivate e capaci di agire con consapevolezza, non semplicemente di dipendenti preparati tecnicamente.

 

Perché la Pubblica Amministrazione punta sulle soft skills?

Nella PA moderna, non basta più conoscere leggi, regolamenti o saper usare software gestionali. La complessità del contesto richiede competenze trasversali, come:

  • Comunicare in modo efficace
  • Lavorare in gruppo
  • Adattarsi ai cambiamenti
  • Gestire lo stress e le priorità
  • Risolvere problemi in autonomia

Le soft skills nella Pubblica Amministrazione servono a migliorare i servizi per il cittadino, facilitare la collaborazione tra uffici e gestire l’innovazione digitale.

 

Concorsi pubblici: come vengono valutate le soft skills?

Nei bandi più recenti — rivolti sia a laureati che a diplomati — le prove non si limitano più a quiz di logica o domande teoriche. Sempre più spesso, i concorsi pubblici includono anche colloqui attitudinali o motivazionali, per valutare la personalità e l’approccio al lavoro. Ma anche prove situazionali o test di gruppo, e test psicoattitudinali, che rilevano competenze comportamentali e relazionali. Infine, valutazione del curriculum, che premia anche esperienze di volontariato, tirocinio o lavori in team. Approcci che dimostrano che le soft skills nella Pubblica Amministrazione stanno diventando un vero e proprio criterio di selezione nei concorsi, accanto alle conoscenze tecniche.

Recrytera e il futuro della selezione nella PA: il nostro contributo concreto

Abbiamo parlato di quanto le soft skill siano cruciali per la Pubblica Amministrazione del futuro, ma come si traduce tutto questo in pratica? Come si può realmente innovare il processo di selezione per identificare talenti dotati di queste competenze? Noi di Recrytera non ci limitiamo a osservare il cambiamento, ma siamo attori proattivi che lo rendono possibile.

Un esempio lampante del nostro impegno è il concorso per il Ministero della Giustizia, che si è tenuto il 20 e il 21 maggio, volto a reclutare 54 Dirigenti di seconda fascia. Questo processo di selezione ha rappresentato una vera e propria rivoluzione, di cui siamo stati parte integrante.

La prima prova scritta, infatti, si è svolta interamente attraverso 20 domande a contenuto situazionale. Scenari realistici ambientati nel contesto ministeriale, ciascuno con una problematica da affrontare e tre possibili risposte: da quella più efficace a quella meno indicata. Questa metodologia è stata specificamente progettata per valutare competenze trasversali, capacità decisionali e attitudine alla leadership in contesti complessi, andando ben oltre il tradizionale approccio nozionistico. È un approccio che ha permesso di selezionare persone realmente in grado di affrontare responsabilità reali e di impatto nella Pubblica Amministrazione.

L’innovazione ha caratterizzato anche la seconda prova: ogni candidato ha lavorato su due tablet, uno per rispondere e uno per consultare i testi giuridici, con codici di accesso specifici per completare la prova. Abbiamo lavorato a stretto contatto con la commissione per predisporre contenuti esaustivi e coerenti, garantendo a tutti i candidati gli strumenti necessari per rispondere con consapevolezza ed equità.

Questo concorso segna un cambio di passo epocale nel modo di selezionare la classe dirigente della PA, e siamo orgogliosi di aver giocato un ruolo chiave nel renderlo una realtà. Il nostro impegno è continuare su questa strada, portando innovazione e professionalità per costruire una Pubblica Amministrazione sempre più competente e all’altezza delle sfide future.

 

Quali soft skills cercano oggi gli enti pubblici

Tra le competenze trasversali più richieste nei concorsi per la Pubblica Amministrazione spicca la comunicazione efficace. Saper esprimere idee in modo chiaro e conciso, sia in forma scritta che orale, è cruciale per interagire con colleghi, superiori e, soprattutto, con i cittadini. A questo si aggiunge la flessibilità e adattabilità, qualità indispensabili in un contesto in continua evoluzione come quello della PA, che richiede la capacità di gestire cambiamenti, nuove normative e diverse esigenze lavorative. Il problem solving è un’altra competenza chiave: i funzionari pubblici devono essere in grado di analizzare situazioni complesse, identificare le cause dei problemi e trovare soluzioni pratiche e innovative.

Non meno importanti sono la gestione dello stress e il lavoro in team. La PA può essere un ambiente esigente, e la capacità di mantenere la calma sotto pressione è fondamentale per garantire la continuità dei servizi. Allo stesso tempo, la collaborazione e l’abilità di lavorare in gruppo sono essenziali per il successo di progetti complessi e per il raggiungimento di obiettivi comuni. L’autonomia e lo spirito di iniziativa riflettono la capacità di agire proattivamente, assumendosi responsabilità e proponendo nuove idee per migliorare i processi e i servizi.

Infine, l’empatia e l’intelligenza emotiva sono diventate competenze imprescindibili. Comprendere e gestire le proprie emozioni, così come riconoscere quelle degli altri, favorisce un clima di rispetto e fiducia, migliorando le relazioni interpersonali e la capacità di interagire con un’utenza sempre più diversificata. Chi possiede un mix equilibrato di queste competenze trasversali ha maggiori probabilità non solo di superare le prove concorsuali, spesso strutturate proprio per valutarle, ma anche di integrarsi con successo all’interno della struttura pubblica, contribuendo in modo significativo alla sua modernizzazione e al miglioramento dei servizi offerti ai cittadini.

 

Prepararsi alle soft skills nella Pubblica Amministrazione

Se sei un diplomato o laureato interessato a un concorso nella PA, oggi devi prepararti a 360 gradi.
Studiare le materie richieste è fondamentale, ma lo è altrettanto sviluppare le soft skills e saperle dimostrare durante le prove.

La Pubblica Amministrazione cerca candidati competenti ma anche persone in grado di lavorare bene con gli altri, gestire la complessità e contribuire in modo positivo al cambiamento.

Investire sulle tue soft skills nella Pubblica Amministrazione è il passo giusto per superare i nuovi concorsi pubblici e costruire una carriera solida e gratificante.

forumpa-aumentata-2025

ForumPA 2025: la PA del futuro è “aumentata”, umana e interconnessa 

Si è conclusa l’edizione 2025 di ForumPA, l’evento di riferimento per l’innovazione nella Pubblica Amministrazione italiana, che dal 19 al 21 maggio ha riunito al Palazzo dei Congressi di Roma migliaia di partecipanti tra amministratori pubblici, aziende, esperti e cittadini.

Automazione, intelligenza artificiale, formazione e concorsi sempre più moderni: sono queste le leve principali su cui si sta costruendo il futuro della Pubblica Amministrazione. Al ForumPA 2025 si è parlato proprio di questo: come cambia la PA nell’era digitale, quali competenze saranno necessarie, e cosa significa davvero innovare nei servizi pubblici. In questo articolo facciamo il punto sui temi emersi durante l’evento, tra interventi istituzionali, riflessioni strategiche e nuove sfide per chi guarda con interesse – o ambizione – al mondo del lavoro pubblico.

Un titolo che è già un programma: “Verso una PA aumentata” 

Il tema di quest’anno, “Verso una PA aumentata. Persone, Tecnologie, Relazioni”, ha posto al centro una visione evoluta della Pubblica Amministrazione: non solo più digitale, ma soprattutto più capace di valorizzare le persone, sfruttare in modo strategico le tecnologie, e costruire relazioni efficaci con cittadini, imprese e altri attori pubblici.

A riguardo il Ministro per la Pubblica Amministrazione, Paolo Zangrillo, ha ribadito la necessità di una PA moderna, proattiva e capace di attrarre e selezionare nuovi giovani talenti:

La PA digitale non è un’opzione: è una necessità. Dobbiamo costruire un’amministrazione che sia all’altezza delle sfide contemporanee, valorizzando il merito e puntando sulla formazione continua. La tecnologia deve essere al servizio delle persone, non sostituirle”.

Persone: il reclutamento al centro della sfida organizzativa

Uno dei focus chiave emersi nei convegni è stato il rinnovamento del capitale umano pubblico. Con il turnover generazionale in pieno corso, la PA è chiamata a gestire una trasformazione profonda dei propri processi di selezione e inserimento del personale.  

In particolare, si è discusso di:  

  • Modernizzazione dei concorsi pubblici, sempre più orientati a competenze trasversali e digitali.  
  • Introduzione di prove digitali, automatizzate e personalizzate, anche attraverso l’uso dell’intelligenza artificiale per la preselezione.  
  • L’importanza della trasparenza e tracciabilità nei processi concorsuali, anche per rafforzare la fiducia dei candidati.  
  • Nuovi strumenti per il reclutamento territoriale e bandi mirati, pensati per favorire la copertura dei ruoli in aree a maggiore fabbisogno.  

Da segnalare il lancio del nuovo Portale nazionale del lavoro pubblico, pensato come hub per attrarre e orientare i giovani verso le carriere nella PA.  

Per noi di Recrytera, da anni al fianco delle amministrazioni pubbliche nell’organizzazione dei concorsi, questa fase rappresenta una svolta: l’innovazione non riguarda solo gli strumenti, ma anche e soprattutto le persone. È da qui che passa la costruzione della Pubblica Amministrazione del futuro.  

Persone: il reclutamento al centro della trasformazione della Pubblica Amministrazione 

Il rinnovamento del capitale umano pubblico è oggi una delle sfide più urgenti per la Pubblica Amministrazione. Con il turnover generazionale in atto, è in corso una trasformazione profonda dei processi di selezione, inserimento e formazione del personale. Il concorso pubblico non è più solo uno strumento amministrativo: diventa sempre più un punto strategico per costruire una PA moderna, competente e resiliente.  

Durante i vari convegni tenutisi, sono emersi alcuni assi di intervento prioritari: dalla modernizzazione dei concorsi, orientati a competenze trasversali e digitali, all’introduzione di prove automatizzate e personalizzate grazie all’intelligenza artificiale, fino all’uso di strumenti di tracciabilità per garantire trasparenza e rafforzare la fiducia dei candidati. In questo quadro si inserisce anche il lancio del nuovo Portale nazionale del lavoro pubblico, pensato come hub per attrarre e orientare i giovani verso le carriere nella PA, insieme a bandi mirati per il reclutamento territoriale.  

Francesco Federico, rappresentante del Dipartimento per la Trasformazione Digitale (DPWA), ha definito l’intelligenza artificiale come un “acceleratore esponenziale”, capace di sostituire molti processi ancora oggi manuali. Tuttavia, ha sottolineato come l’innovazione tecnologica debba andare di pari passo con una riorganizzazione profonda delle risorse umane: “Se non partiamo prima con la ricollocazione delle persone formandole su altri tipi di temi, poi abbiamo un problema: un’intelligenza artificiale che tutte le ditte vogliono avere, ma con impiegati che rischiano di restare indietro”.  

Un punto di vista condiviso anche da Greta Albicocco (AIPo – Agenzia Interregionale per il fiume Po), che ha evidenziato l’impegno della propria amministrazione nell’affrontare la transizione digitale attraverso percorsi formativi mirati, nonostante un’età media del personale piuttosto elevata: “Il cambiamento digitale va affrontato nel modo più veloce possibile. Stiamo utilizzando percorsi come Syllabus e i pacchetti formativi messi a disposizione dal Ministero”.  

Tecnologie: verso una PA intelligente, sicura e centrata sul cittadino 

A ForumPA 2025, il ruolo delle tecnologie si è confermato strategico per la costruzione di una Pubblica Amministrazione moderna e reattiva. Al centro del dibattito, l’adozione dell’intelligenza artificiale e del machine learning come leve per migliorare l’efficienza dei processi interni e offrire servizi pubblici sempre più personalizzati, semplici e orientati ai bisogni reali dei cittadini.  

La trasformazione digitale è stata raccontata non solo come una questione di strumenti, ma come una sfida sistemica che coinvolge infrastrutture, sicurezza, competenze e sostenibilità. Il cloud e il Polo Strategico Nazionale rappresentano oggi i pilastri di un nuovo ecosistema digitale, progettato per garantire affidabilità, autonomia tecnologica e una gestione sicura dei dati pubblici. L’interoperabilità tra sistemi, insieme alla cybersecurity, assume un ruolo cruciale nel proteggere la fiducia dei cittadini e nel garantire continuità operativa alle amministrazioni.  

Accanto all’innovazione tecnologica, emerge con forza la necessità di una comunicazione pubblica efficace, capace di accompagnare il cambiamento e di rendere accessibile il valore generato. Le tecnologie, infatti, non possono essere considerate neutre: è fondamentale che siano utilizzate per creare valore pubblico, rafforzare la coesione sociale e generare impatti sostenibili, soprattutto nei contesti territoriali più fragili come i piccoli comuni.  

ForumPA ha tracciato un messaggio chiaro: la vera innovazione si realizza quando tecnologia, organizzazione e cultura amministrativa evolvono insieme, al servizio di una PA più trasparente, inclusiva e capace di anticipare i bisogni della società.  

 

Collaborazione e reti: la PA come motore collettivo di innovazione 

La Pubblica Amministrazione non può innovarsi da sola. È quanto emerso con chiarezza durante ForumPA, dove è stato evidenziato come reti, partenariati e percorsi di co-progettazione siano oggi strumenti imprescindibili per affrontare con efficacia le sfide della trasformazione. Le esperienze di smart city, innovazione territoriale e digitalizzazione nei piccoli comuni rappresentano esempi concreti di come la collaborazione possa generare impatto reale.  

Un elemento chiave emerso dal confronto è stato proprio il valore delle reti tra pubbliche amministrazioni. Antonella Proietti (ENEA) ha raccontato l’esperienza della rete dei Comitati Unici di Garanzia (CUG), che da oltre dieci anni coinvolge più di 450 enti pubblici in un lavoro condiviso su temi come sicurezza, benessere organizzativo, pari opportunità e linguaggio inclusivo. “Le reti sono fondamentali – ha sottolineato – perché si condivide l’esperienza di uno e si fa squadra. Da soli si riesce a cambiare poco. Le reti fanno la differenza”.  

Una rete ben strutturata diventa infatti un potente motore di diffusione delle buone pratiche, capace di affrontare con maggiore efficacia questioni cruciali come il contrasto alla violenza di genere, la promozione del benessere nei luoghi di lavoro e la parità.  

ForumPA 2025 ha restituito così l’immagine di una PA in fermento: consapevole delle sfide ma anche delle opportunità, pronta a mettersi in gioco con nuove parole chiave – competenze, fiducia, collaborazione – che diventano la base di una nuova cultura amministrativa.  

Per noi di Recrytera, da anni al fianco delle amministrazioni pubbliche nell’organizzazione dei concorsi, questa fase rappresenta una svolta: l’innovazione non riguarda solo gli strumenti, ma anche e soprattutto le persone. È da qui che passa la costruzione della Pubblica Amministrazione del futuro.